Isola del Liri. L’eccidio nella chiesa di San Lorenzo

Isola del Liri. L’eccidio nella chiesa di San Lorenzo

 Era il 12 maggio del 1799, giorno di Pentecoste

Incalzati dall’armata del cardinale Fabrizio Ruffo che risaliva verso Napoli, il 12 maggio del 1799, la masnada giacobina del generale Francois Watrin, giunse nei pressi di Isola del Liri. E qui, trovando le porte chiuse, dopo aver superato un’accanita resistenza, riuscì ad entrare nel borgo, riservando ai suoi poveri abitanti una punizione severissima e crudele. Alla fine di quell’infausta giornata si contarono ben 537 vittime: moltissime furono uccise all’interno della chiesa di San Lorenzo, vicino la cascata grande, dove si erano rifugiate credendo ingenuamente di essere al sicuro. Fu un giorno terribile per Isola Liri, di certo il più nefasto della sua lunga storia. Così il canonico Giuseppe Nicolucci annotò nel registro dei morti della chiesa di San Lorenzo: «12 maggio 1799. E’ degno di memoria, né mai da dimenticarsi questo giorno di Pentecoste, in cui il pazzo impeto dei Francesi travolse nella rovina noi e le nostre case, facendone strage. Tutto devastò, tutto rapì il nemico: non scamparono al bottino né greggi, né armenti; non sopravvisse uomo; non vi fu donna, ancorché fanciulla, non contaminata dalla violenza dei soldati; quegli empi profanarono gli altari e le cose più sacre. Chi vuol saperne di più, legga a pag. 263 di questo libro la dolorosa nota, e vedrà perché un solo medesimo giorno registri la morte di cinquecento e più persone». Passato l’uragano a quelli che, atterriti e sconvolti, ma fortunati per essere scampati alla tempesta, decisero di mettere la testa fuori dall’uscio, si presentò una scena apocalittica. «Case sventrate, strade ingombrate dalle rovine e appena praticabili, mura cadenti pericolose e funeste; tra gli ammassi di calcinacci sporgono cadaveri e cadaveri orrendamente trucidati, altri penzolano dalle finestre diroccate; c’è tutt’intorno un silenzio raggelante; nell’aria si spande un odore nauseabondo di bruciato. Ma i guasti più spaventosi sono toccati alla chiesa di S. Lorenzo. Qui si scorgono centinaia di corpi decapitati o infilzati già in via di decomposizione; cadaverini di bimbi ricaduti sugli altari dopo essere stati violentemente scagliati contro le pareti; vetrate in frantumi e porte fracassate, danni ingenti alla costruzione (l’edificio sacro poté essere riaperto alla pratica del culto solo a Natale), agli arredi e alle suppellettili: ovunque i segni dell’odio, della razzia, della profanazione»: così scriveva Vincenzina Pinelli in un opuscolo dedicato al triste vento. Nel 1899, a cent’anni esatti dall’eccidio, la municipalità isolana collocò nella chiesa di San Lorenzo, sulla parete di destra rispetto alla porta di ingresso, una epigrafe marmorea: “Il di 12 maggio 1799 qui caddero massacrati dalle milizie francesi 533 cittadini. Il popolo isolano nel giorno del centesimo anniversario pose”. Da quel giorno su tale accadimento, salvo sporadiche rievocazioni, è caduta fitta e impenetrabile la nebbia dell’oblio. Per fortuna il parroco della chiesa di San Lorenzo martire, don Alfredo Di Stefano, ha preso a cuore la drammatica vicenda e ha rimosso la vecchia lapide ottocentesca da un angolo anonimo e buio dell’edificio, per collocarla, ben visibile, in alto, nel lato opposto, al di sopra della porta di ingresso, circondandola con una variopinta ghirlanda di fiori. Da qualche tempo, per merito dell’Associazione Identitaria “Alta Terra di Lavoro” e in collaborazione con alcune associazioni locali, il 12 maggio a Isola del Liri si tiene una toccante rievocazione che culmina con il lancio di una ghirlanda di fiori nelle acque impetuose del fiume Liri. Un semplice gesto di pietà nei confronti di quei poveri morti innocenti che la storia ha dimenticato.

Colui che non sa darsi conto di tremila anni
rimane nel buio e vive alla giornata
J.W. Goethe

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