Skip to main content
Milite ignoto, una serie imperdonabile di “refusi”

Milite ignoto, una serie imperdonabile di “refusi”

di Fernando Riccardi

Ora che si è quasi del tutto assopita l’eco delle celebrazioni del 4 novembre, che quest’anno poi sono state ancora più solenni, ricorrendo il centenario (1921-2021) della traslazione della salma del Milite Ignoto, con un lungo viaggio in treno da Aquileia fino all’Altare della Patria, a Roma, ora che la valanga di retorica e di patriottismo ha ceduto il passo all’inevitabile e fisiologica normalizzazione, adesso sì che possiamo finalmente dire ciò che ci siamo tenuti chiusi dentro per un po’ di tempo. Una ricorrenza del genere, e ci si riferisce a quell’anniversario centenario di cui sopra, avrebbe dovuto essere preparata con la giusta attenzione e con meticolosa precisione. E invece, tra l’indifferenza generale (i particolari ormai non li guarda più nessuno) è stato confezionato un papocchio di proporzioni gigantesche e per di più in duplice, anzi in triplice copia. Ma procediamo con ordine. Iniziando dalla cartolina commemorativa data alle stampe per celebrare degnamente cotanto anniversario. Nella bella e suggestiva immagine, che vede alcuni fanti andare all’attacco sull’erta ripida di una montagna, sono contenuti due clamorosi errori: in primo luogo i soldati immortalati non appartengono al Regio Esercito Italiano ma sono americani. Il che è facilmente riscontrabile anche da chi non è un esperto di “militaria”. Ma non è finita qui. La cartina geografica che fa da sfondo alla scena non è quella del Triveneto, ossia le attuali regioni del Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia, che cent’anni fa furono il teatro delle cruente e sanguinose operazioni belliche, bensì, udite udite, quella della Colombia che con l’Italia c’entra esattamente come i cavoli a merenda. Un errore? Sicuramente sì, come quello dei soldati a stelle e strisce. Anzi due errori in un colpo solo, entrambi marchiani, grossolani e che non dovevano essere commessi. I membri della struttura messa in piedi dalla Presidenza del Consiglio incaricata della valorizzazione degli anniversari nazionali (facente capo a Mario Draghi, tanto per essere chiari), si sono prontamente scusati degli errori parlando di un “refuso” verificatosi a causa dell’intenso e gravoso lavoro di preparazione della storica ricorrenza. Per essere precisi i “refusi” sono due, ma non stiamo troppo a spaccare il capello in quattro. Anche perché la sciarada degli svarioni non si esaurisce di certo qui. Non contenti di aver confezionato una bella frittata, i nostri baldi esperti hanno pensato bene di offrire ai commensali anche il dolce. E così, qualche giorno dopo, in occasione della ricorrenza del 4 novembre, e quindi della Giornata delle Forze Armate, il Ministero della Difesa pensa bene di far stampare delle locandine nelle quali si scorge la testa di un soldato italiano, per l’appunto ignoto, che indossa però un elmetto appartenente all’esercito francese, ben riconoscibile dalla piccola cresta che compare nel mezzo. Per essere più precisi, e questa volta per non scrivere sciocchezze mi sono affidato al parere di un esperto, si tratta di un elmetto francese modello “Adrian” che entrò nella dotazione dell’esercito transalpino soltanto nel 1926, quando la Grande Guerra era finita già da un bel pezzo. Incredibile ma vero: in brevissimo lasso di tempo sono stati commessi tre errori madornali o, se preferite, tre “refusi”, di quelli però da sottolineare con un tratto di matita rossa e blu, come si faceva nelle scuole di qualche decennio fa. E proprio a causa di questo errore quei manifesti, che dovevano essere inviati in tutti i comuni della Penisola, sono stati stampati ma non affissi. Eppure, come fanno sapere dallo stesso ministero, nel predisporre il materiale celebrativo della ricorrenza ci si è avvalsi della consulenza del capo dell’Archivio Storico che nella fattispecie è un generale dell’esercito. Ogni commento al riguardo appare superfluo. E così tra errori colossali e sviste imperdonabili anche sul centenario del Milite Ignoto è calato il sipario. Forse nella preparazione dell’evento, importante e significativo, si doveva usare un po’ più di attenzione ai particolari, che nella ricostruzione storica sono fondamentali, e un pizzico in meno di retorica. Anche perché una roba del genere dal “governo dei migliori” proprio con ce l’aspettavamo.